Bossi, l’ultima Pontida
“L'articolo riporta le tensioni e le contestazioni che hanno caratterizzato i funerali di Umberto Bossi, evidenziando il malcontento verso Matteo Salvini e le divisioni all'interno della Lega.”
PONTIDA (Bergamo)
E per un giorno a Pontida, per i funerali di Umberto Bossi, vince la vecchia Lega. Per la presenza non solo di capostipiti come Giuseppe Leoni, uno dei fondatori, o di pionieri dell’epoca carbonara del movimento come Francesco Speroni, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini, Roberto Castelli, ma anche di tanti giovani. Verde, molto verde, di felpe che da anni non lasciavano gli armadi, di t-shirt orgogliosamente indossate. Bandiere e stendardi con Soli delle Alpi, leoni di San Marco, biscioni milanesi, spade brandite da Alberto da Giussano.
Gli orologi si fermano. Le lancette retrocedono. Lo scandire di "Bos-si, Bos-si", "Umberto-Umberto", "Secessione", "Padania libera" riporta ai più appassionati raduni sul prato di Pontida. Scatta la contestazione a Matteo Salvini. Il segretario-vicepremier-ministro si presenta con una camicia verde smeraldo e pochette intonata sul piazzale dell’abbazia del monastero benedettino di San Giacomo, dove l’abate Giordano Rota officia il rito funebre. ‘"Vergogna, molla la camicia verde", urla un gruppo di militanti del Partito Popolare del Nord, fondato da Roberto Castelli, dopo essere uscito dalla Lega salviniana.
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La Stampa Politica
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