Resta tutto come prima: pronta la spartizione per il rinnovo del Csm
“L'articolo analizza le conseguenze politiche della bocciatura della riforma del Csm, evidenziando il rischio di mantenere le attuali storture del sistema giudiziario e la spartizione tra le correnti. Si sottolinea come la vittoria del No possa impedire riforme necessarie e mantenere inalterati i meccanismi di nomina all'interno del Csm.”
E adesso? Tutto come prima, facendo finta che vada tutto bene? La vittoria del No apre uno scenario in cui il rischio è che non si metta più mano alle storture del sistema-giustizia, che anche agli oppositori più illuminati della riforma continuano a essere chiari. E che passi per buona la narrazione del frontman del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri (foto) di una riforma pensata "contro" i magistrati. Mentre anche Gratteri - che ieri dice che il voto è "un segnale forte e chiaro" della società civile - conosce bene quanto siano proprio i magistrati le vere vittime del sistema. E dentro al Csm c'è chi garantisce di voler, dopo la vittoria referendaria, mettere comunque freno alle degenerazioni.
Sarà. Ma intanto è proprio sulla nomina del Csm che la bocciatura della riforma avrà il suo effetto più immediato. Il Consiglio attualmente in carica scade a gennaio, il Quirinale era già pronto - in caso di vittoria del Sì- a prorogarne la durata, per dare tempo al governo di varare i decreti attuativi necessari al sorteggio del doppio Csm previsto dalla riforma. Invece a gennaio si voterà un solo Csm, con le stesse regole che in questi anni hanno consentito che venisse trasform…
La posta in gioco. Csm e carriere separate. La sentenza agli elettori
AGI Politica
