Esofago di Barrett: il segnale nascosto che può portare al tumore (e come fermarlo)
“L'articolo discute l'aumento dei tumori esofagei nei Paesi occidentali, in particolare l'adenocarcinoma legato all'esofago di Barrett, evidenziando l'importanza della prevenzione e delle nuove tecnologie per il monitoraggio della malattia.”
Negli ultimi anni il tumore dell’esofago sta mostrando un trend in crescita nei Paesi occidentali, soprattutto nella sua forma più diffusa, l’adenocarcinoma, strettamente legato al reflusso gastroesofageo e all’esofago di Barrett. In Italia si registrano ogni anno circa 2.300-2.500 nuove diagnosi, con una prevalenza netta nel sesso maschile. A preoccupare gli specialisti non è solo l’incidenza, ma anche la mortalità ancora elevata e la diagnosi spesso tardiva. Un quadro che rende sempre più centrale la prevenzione e il monitoraggio delle condizioni precancerose. Condizione legata al reflusso gastroesofageo, l’esofago di Barrett richiede controlli endoscopici per tutta la vita. Oggi nuove tecnologie molecolari, supportate dall’intelligenza artificiale, permettono di stratificare con maggiore precisione il rischio di evoluzione tumorale. Ce lo spiega il professor Emanuele Asti, direttore del nuovo Centro Esofago e Reflusso (CER) dell’IRCCS Policlinico San Donato, dove è anche responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e d’Urgenza. Per difendersi dall’acidità provocata dal reflusso cronico, l’esofago cerca di proteggersi sostituendo il tessuto che lo riveste con uno simil…
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