Viaggio nei centri di raccolta e vendita degli abiti usati in Italia. Humana: ecco dove finiscono le nostre 27mila tonnellate
“L'articolo esplora il problema della gestione degli abiti usati in Italia, evidenziando il ruolo di Humana e le sfide legate al fast fashion e alla sostenibilità.”
Milano, 21 marzo 2026 – Gli abiti usati sommergono i cassonetti delle raccolte in tutta Italia e invadono i Paesi nel Sud del mondo. Il settore è soffocato da molto fast fashion – abbigliamento di scarsissima qualità che nessuno vuole - e attende con ansia la norma sull’Epr, la responsabilità estesa dei produttori, per riprendere fiato.
Parliamo di un mondo complesso, finito anche al centro di inchieste giornalistiche che hanno accertato come minimo casi di mancata trasparenza. Un mondo che non ama troppo parlare di sé e farsi pubblicità. Abbiamo contattato quattro protagonisti pesanti del settore ma solo uno – Humana people to people - ha accettato di rispondere alle nostre domande.
Gli abiti usati e la storia di Humana
Karina Bolin, svedese, è la presidente e ad di Humana Italia, nata nel 1998, “organizzazione umanitaria di cooperazione internazionale – spiega il sito -, indipendente e laica, che trova la proprie fondamenta nei concetti di solidarietà e di sostenibilità”. La struttura giuridica è divisa tra una Società cooperativa arl e una onlus, “entrambe senza scopo di lucro”. Humana lavora con Comuni e società multiservizi.
L’organizzazione, spiega la presidente, lavora i…
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