L’olio trova il suo consumatore (non elitario). Ora manca il ristoratore
“L'articolo analizza il cambiamento positivo nel mercato dell'olio extravergine di oliva in Italia, evidenziando l'aumento della consapevolezza dei consumatori e il ruolo dei produttori. Filippo Legnaioli, presidente della Fioi, esprime ottimismo riguardo al futuro del settore.”
Quando si parla di olio extravergine di oliva italiano, i numeri fanno capire la portata dei valori in gioco. In Italia sono attive oltre ottocentomila aziende olivicole e il Paese detiene il patrimonio varietale più ricco al mondo: oltre 580 cultivar, distribuite su una molteplicità di terreni e microclimi che non ha confronto nel mondo. Eppure per decenni questo patrimonio è rimasto per lo più nascosto, compresso nella logica della commodity, dell’olio come ingrediente anonimo e intercambiabile. Qualcosa, però, sta cambiando. E lo conferma – non senza un pizzico di compiacimento – il presidente della Federazione italiana degli olivicoltori indipendenti (Fioi) Filippo Legnaioli, intercettato tra gli stand della fiera SOL Expo a Verona.
Dal punto di osservazione di Fioi, che nasce sul modello della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), i segnali sono positivi sul fronte del destinatario finale.
Il consumatore si è svegliato
Dai piccoli produttori vengono buone notizie. «Partecipando a SOL Expo quest’anno devo dire che la sensazione è stata rincuorante – racconta Legnaioli – perché conducendo momenti di assaggio con consumatori appassionati e buyer le adesioni non s…
AGI Economia