Pomicino, ‘o ministro se n’è andato. Simbolo del potere Dc e della Prima Repubblica
“L'articolo ricorda la vita di Paolo Cirino Pomicino, ex ministro del Bilancio e figura di spicco della Democrazia Cristiana, sottolineando il suo percorso politico e le sfide affrontate nel corso della sua carriera.”
Napoli, 21 marzo 2026 – Addio a Paolo Cirino Pomicino. Ottantasei anni, ex ministro del Bilancio, democristiano doc, andreottiano di ferro, sopravvissuto a Tangentopoli, a un trapianto di cuore e a quella che lui chiamava “l’ingratitudine della Repubblica”. Un uomo con tre vite, come ricordava lui stesso. Nella prima era un democristiano di razza: sconfiggeva il doroteo Antonio Gava a Napoli, diventava ministro e padrone della cassa del Paese. Nella seconda veniva travolto da Mani Pulite. Nella terza, la resurrezione: opinionista di successo col ‘nom de plume’ di Geronimo (il capo Apache che non si arrese mai), mondanità e nuovo potere da suggeritore politico.
Medico di formazione, con specializzazione in neurologia, Pomicino iniziò la carriera al Cardarelli di Napoli come assistente neurochirurgo e sindacalista Anaao. Ma evidentemente il cervello umano lo interessava meno dell’agone politico. Nel 1970 fu consigliere comunale a Napoli con la Dc, e da lì in poi non si fermò più. “Eravamo sette fratelli — confidava con l’aria di chi racconta una saga — una grande famiglia, dove ho imparato la tolleranza. Sette fratelli e sei idee politiche. Quattro maschi: Mariano era fascista, vol…
