Enrico Grosso, frontman per caso: “Ma non farò mai politica, torno dai miei studenti. Quei giovani che hanno difeso la Carta”

“Enrico Grosso, avvocato e docente, riflette sulla mobilitazione degli italiani, in particolare dei giovani, contro la riforma della giustizia, sottolineando l'importanza della Costituzione.”
Roma – Ha girato tutta l’Italia, toccando quindici regioni su venti e diventando, praticamente, il frontman della campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia. Un successo, anche personale, rispetto al quale il professor Enrico Grosso, avvocato, docente all’Università di Torino, nonno sindaco e padre, Carlo Federico, tra i maggiori penalisti italiani, si schermisce con sabauda sobrietà e con qualche “non esageriamo”.
Qual è la molla che ha portato al voto così tante persone?
"Gli italiani e soprattutto i giovani hanno percepito che la Costituzione, patrimonio comune della Repubblica, non si cambia così. Va preservata e conservata, che non vuol dire che non può essere modificata, ma queste modalità evidentemente hanno suscitato prima la perplessità e poi il rifiuto da parte di molte persone, che magari non vanno più nemmeno a votare alle elezioni politiche, ma che per una cosa del genere sono ancora disposti a mobilitarsi”.
Referendum, Grosso: "Gli italiani hanno capito la posta in gioco"
Non era, quindi, un referendum super tecnico come si diceva?
"Era un referendum costituzionale. Abbiamo avuto bisogno di tempo e di spazio per poter spiegare bene agli italia…
