Il Senatùr e ’O ministro, eterne maschere di un’Italia immobile
“L'articolo riflette sulla morte di Umberto Bossi e Paolo Cirino Pomicino, evidenziando come le loro figure rappresentino una stagnazione della politica italiana, incapace di evolversi nonostante i cambiamenti storici.”
Sono morti a distanza di pochi giorni, tra giovedì e sabato, giusto alla vigilia del referendum sulla giustizia, Umberto Bossi e Paolo Cirino Pomicino: il fondatore della Lega e l’ultimo degli andreottiani. «Il Senatùr» e «’o Ministro». Il leader del partito che più di ogni altro seppe anticipare e beneficiare del terremoto politico-giudiziario innescato dall’inchiesta Mani Pulite, arrivando fino a sventolare un cappio in parlamento, in nome della secessione territoriale e della rivolta fiscale del nord produttivo contro il sud assistito, e il ministro simbolo dell’assistenzialismo e del clientelismo democristiano. Due maschere perfette, del tutto speculari e pienamente rappresentative di una stagione, quella compresa tra la tragica fine della Prima Repubblica e la farsesca gestazione della Seconda, da cui, come testimonia la campagna referendaria appena conclusa, non siamo mai usciti e non sembriamo destinati a uscire nemmeno nel prevedibile futuro. Persino un fenomeno apparentemente epocale come il berlusconismo, capace di dominare la politica e il discorso pubblico per quasi un trentennio, adesso lo vediamo con chiarezza, non ci ha spostato di un millimetro da dove ci aveva trov…
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