La sovranità digitale non si costruisce alzando muri. La riflessione di Ascani
“L'articolo di Ascani sottolinea l'urgenza per l'Europa di colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina, avvertendo dei rischi di stagnazione e marginalizzazione. Si propone un modello europeo che valorizzi i principi e i valori distintivi nel contesto della sovranità digitale.”
Oggi l’Europa vive un momento di verità. E lo vive grazie all’intelligenza artificiale. Il richiamo arriva da Mario Draghi, ha la forma della constatazione, ma è più un monito, che porta con sé urgenza di cambiamento. All’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano a dicembre 2025 ha detto: “Lo scorso anno, gli Stati Uniti hanno prodotto quaranta grandi modelli fondamentali, la Cina quindici e l’Unione europea soltanto tre. Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie su larga scala, l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze”.
Il ritmo del progresso è inarrestabile. Siamo immersi in una rivoluzione epocale, quella digitale, e non facciamo in tempo ad agganciare le trasformazioni in atto che sono già superate. Ma farsi travolgere vuol dire condannarsi all’irrilevanza e alla marginalizzazione. Lo stesso rimanere fermi, mentre le superpotenze mondiali giocano questa partita a scacchi, ognuna con le proprie strategie e le proprie mosse, per guadagnarsi primati nell’innovazione e, attraverso questi, crescita e potere. Gli Usa spendono quasi 700 miliardi di dollari in un solo anno, il mercato cinese punta a raggiungere…
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