Le reti da pesca contro i droni di Putin, e la difesa a basso costo dell’Ucraina
“L'articolo descrive un'iniziativa del senatore Ivan Scalfarotto per promuovere la cessione di reti da pesca dismesse alle forze ucraine, evidenziando l'uso di strumenti rudimentali nella guerra contro i droni russi. Questa proposta si inserisce in un contesto più ampio di cooperazione europea per la difesa dell'Ucraina.”
In alcune strade dell’Ucraina orientale, soprattutto nelle zone più esposte agli attacchi russi, si vedono reti da pesca sospese sopra l’asfalto. Formano una specie di copertura leggera, quasi invisibile, che trasforma le carreggiate in corridoi protetti. Servono a fermare i droni. Le eliche si impigliano nella maglia e il velivolo si blocca o esplode prima di colpire il bersaglio. È una dinamica che dice molto di questa guerra. Perché la resistenza di Kyjiv non passa solo da missili da milioni di euro e sistemi sofisticati in grado di elaborare enormi quantità di dati: è fatta anche di strumenti rudimentali, adattati sul campo.
Il senatore Ivan Scalfarotto ha depositato un disegno di legge per promuovere la cessione volontaria delle reti da pesca dismesse alle forze ucraine. L’idea nasce da una pratica già diffusa sul campo: «Le reti industriali da pesca sono considerate ideali perché i propeller dei droni si impigliano nelle maglie e il drone non riesce a proseguire il volo; anche un Lancet che colpisce la rete e detona non causa danni significativi perché la rete assorbe l’onda d’urto», dice Scalfarotto a Linkiesta. «Uno strumento antico quanto la civiltà del mare, che si sta r…








.jpg?width=400)