Roma, l'orrore dell'iraniano contro la moglie: "Lo dice l'Islam", come l'ha ridotta
“L'articolo racconta la storia di una donna maltrattata dal marito iraniano a Roma, che è stata condannato per violenze domestiche. La situazione evidenzia le problematiche legate ai diritti delle donne e alla violenza in contesti migratori.”
Marito e moglie erano arrivati in Italia per avere una vita migliore. Una volta trasferitisi a Roma, però, almeno per la donna, la relazione si trasforma in una gabbia.
«Mi picchiava due volte a settimana perché lo diceva l’Islam - aveva raccontato in aula – mi impediva di parlare italiano, di studiarlo e di uscire di casa». Nei giorni scorsi, per quei fatti, il tribunale ha condannato H.S. un iraniano di 51 anni, allenatore di ginnastica artistica a livello olimpico in patria - a due anni (pena sospesa) per maltrattamenti e lesioni.
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È in questo periodo, tra il 2017 e il 2019, che per i giudici scattano i maltrattamenti. «Le impediva di circolare liberamente, consentendole di uscire solo per fare la spesa e portare il figlio a scuola», si legge nel capo d’imputazione. La donna, poi, non poteva studiare italiano o parlarlo in casa.
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Uno sputo in bocca perché si era permessa di «intercedere affinché il figlio giocasse con il tablet». Il tutto accompagnato da insulti e minacce: «Non capisci niente, sei nata asino e muori asino», una delle frasi finite nel fascicolo. Maltrattamenti che, dicono i medici, hanno causato alla donna una «sindrome ansioso reattiva, con contratture muscolari multiple».
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