Mps-Mediobanca, lo strappo di Lovaglio mina regole e stabilità
“L'articolo analizza la situazione critica attorno al gruppo Mps-Mediobanca, evidenziando le problematiche di governance e il potere personale di alcuni manager, con preoccupazioni per la stabilità del mercato.”
Surreale è forse l'aggettivo più educato che il vocabolario consente per descrivere ciò che sta accadendo attorno al gruppo Mps-Mediobanca. Ma la realtà, come spesso accade nei passaggi più delicati del capitalismo italiano, supera di gran lunga le parole e si avvicina pericolosamente a una zona grigia dove le regole di governance si piegano a personalismi intollerabili, quando non apertamente a logiche di potere. La discesa in campo di Luigi Lovaglio, con una lista del cda costruita attorno alla propria figura e formalmente presentata da un azionista marginale, segna uno strappo che non può essere derubricato a normale dialettica societaria. Non lo è per metodo, non lo è per tempistica, non lo è soprattutto per il segnale che invia al mercato.
La domanda che torna, inevitabile, è sempre la stessa: di chi è l'azienda? È una domanda semplice solo in apparenza. Perché nella teoria il management è espressione degli azionisti, ne interpreta gli interessi e ne esegue l'indirizzo strategico. Nella pratica, invece, talvolta assistiamo a una torsione silenziosa: il manager smette di essere mandatario e si trasforma in soggetto autonomo, legittimato non più dal capitale ma dalla propria pe…
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