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Roshelle: «Il genere musicale è una gabbia. Ecco perché ho smesso col rap». L’intervista

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Gabriele Fazio·26 marzo 2026 alle 19:54
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L'articolo presenta un'intervista con Roshelle, un'artista musicale che discute della sua evoluzione artistica e del suo nuovo album, evidenziando la sua transizione dal rap a un approccio più cantautorale.

Molti l’hanno conosciuta come concorrente di X Factor, decima edizione, la stessa di Gaia, in squadra con Fedez. Molti di più quando è diventata una delle più interessanti nuove voci femminili della scena rap, collezionando una serie di collaborazione con i pezzi da 90 della nuova discografia italiana, da Geolier (Na catena) a Serena Brancale (Like a Melody), da Rkomi (Paradiso Vs. Inferno), a Emis Killa (Rosa naturale), fino a Guè e Mecna (Ti amo, ti odio). Insomma, un curriculum di tutto rispetto per cui intorno alla figura di Roshelle si è creata una fortissima hype. Poi per un po’ le uscite si sono fatte più rare, si sospettava la lavorazione di un disco, un long form, una cosa inedita per un’artista moderna che, in quanto moderna, viveva fondamentalmente di singoli. Ma nessuno si sarebbe aspettato un disco come Mangiami pure, nove tracce, lavorate con il supporto di Tommaso Ottomano, uno dei direttori artistici musicali più illuminati degli ultimi anni (per informazioni rivolgersi a Lucio Corsi e Chiello), in cui il rap fa solo da condimento ad un approccio che è del tutto cantautorale, impegnato, anche doloroso. Un album che brucia di un’urgenza coinvolgente, una necessità di…

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