C’erano una volta Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, ma anche la gatta Meloni
“L'articolo analizza la crisi interna del governo italiano, evidenziando le dimissioni di figure chiave e le difficoltà della leader Giorgia Meloni nel gestire la situazione politica attuale.”
La rivoluzione ha cominciato a mangiare i suoi figli. Giorgia Meloni in versione Termidoro ha alzato la voce. Ha sbattuto le mani sul tavolo. E sono rotolate due teste fondamentali di via Arenula, la sede del ministero della Giustizia: quella di Giusi Bartolozzi, la capa di gabinetto che imprecava contro la magistratura – «plotone d’esecuzione, plotone d’esecuzione» – e quella di Andrea Delmastro, rimasto intrappolato nella bisteccheria fondata con la figlia di un mafioso. «Ho commesso una leggerezza», ha detto il duro di Biella. Sta per saltare anche Daniela Santanchè: ne ha combinate troppe, truffa, falso in bilancio. Meglio approfittare della situazione per un repulisti a tre stadi.
Ma se s’illudono di chiuderla così, non hanno capito niente. L’Italia non ha dubbi su Delmastro. Comincia a averli su Giorgia Meloni, la gatta con una macchia nera sul muso inzuppata dalla grandine referendaria. Verranno giù alberi infiniti. Questo è un attimo senza fine per la destra italiana, stordita da una sconfitta personale della sua leader che oggi è improvvisamente diventata un problema, perché si scopre che non ha la chiave per uscire dal labirinto in cui è cacciata. La sensazione di cose f…
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Libero Quotidiano
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