Adam Smith e l’intelligenza artificiale. La nuova ricchezza delle nazioni

“L'articolo esplora il pensiero di Adam Smith e la sua rilevanza nell'era dell'intelligenza artificiale, evidenziando come le sue idee sulla divisione del lavoro possano essere applicate alla crescita economica attuale.”
di Paolo Giacomin
Marzo 1776. Duecentocinquanta anni fa, Adam Smith pubblicava Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. L’opera – che il tempo abbreviò in La ricchezza delle nazioni – gli meritò la fama di padre dell’economia e del capitalismo. Lodato dagli animal spirits di ieri e di oggi. Criticato dagli altri. Non previde la rivoluzione industriale alle porte del suo tempo, né le storture di un certo capitalismo. Ma con le sue idee ci confrontiamo ancora e il suo pensiero ha molto da dire nell’era dell’intelligenza artificiale, pietra filosofale che promette l’alchimia di trasformare i dati in oro, il silicio in potere. La nuova ricchezza delle nazioni.
Adam Smith è considerato l’ideatore della mano invisibile del mercato, ritenuta capace di autoregolarsi, presupponendo che la rincorsa alla soddisfazione degli interessi personali producesse il benessere collettivo. In realtà, l’illuminista di Kirkcaldy cita la mano invisibile solo una volta in tutta l’opera, ma fu il primo a mettere a fuoco che la divisione del lavoro – concetto già presente nella storia del pensiero, da Platone in poi – sia un motore di crescita e produttività. Criticato per questo, per…
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