Politica Interna

Referendum, come l’ha presa Giorgia Meloni

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Alessandro D’Amato·24 marzo 2026 alle 03:39
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L'articolo esplora la reazione di Giorgia Meloni alla sconfitta del referendum sulla giustizia, evidenziando un atteggiamento rassegnato ma determinato a proseguire con il programma di governo nonostante le difficoltà.

«È un Paese difficile da cambiare», ma «si va avanti secondo il programma». E «vanno stretti i bulloni della macchina fino alle elezioni». Stavolta i virgolettati che i retroscena dei giornali attribuiscono a Giorgia Meloni non dipingono una premier furiosa, ma rassegnata. E determinata ad andare avanti senza dimissioni. Potrebbe salire al Colle o farsi votare una nuova fiducia. Ma il giorno dopo la vittoria del no al referendum sulla giustizia non è quello della resa dei conti. Non ancora. Anche se dentro Fratelli d’Italia c’è chi punta il dito sul Triangolo delle Bermuda Carlo Nordio–Giusi Bartolozzi–Andrea Delmastro. Ma in attesa del voto nel 2027 c’è paura per una guerra di logoramento che potrebbe andare avanti fino alla fine della legislatura.

Giorgia Meloni e la sconfitta del referendum

La battuta sul paese che è «difficile da cambiare» dopo una sconfitta nel voto di quel “popolo” che ha sempre citato come sovrano fa sì che Meloni ricordi quella vignetta di Ellekappa che circolava in piena Tangentopoli: «Ma se i partiti non somigliano più agli elettori, allora cambiamoli, questi benedetti… elettori». Di certo dopo tre anni e mezzo in modalità Re Mida, spiega il Corriere de…

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