Bollette, ecco perché il nucleare deve diventare una priorità
“L'articolo analizza la situazione energetica dell'Italia, evidenziando la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento e l'importanza del nucleare come opzione per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas.”
A un mese dalla guerra in Iran, la premier Giorgia Meloni è volata ad Algeri per negoziare l’acquisto di nuovo gas. È la prova che il rischio di una nuova crisi energetica, dopo quella del 2022 per la guerra della Russia in Ucraina, è concreto. Quattro anni fa l’Italia ha rivisto le fonti di approvvigionamento chiudendo i rubinetti del gas russo, e sostituendoli con le rotte del Mediterraneo, del Caucaso e dello stretto del Golfo (sia in forma liquida, il GNL, sia attraverso i gasdotti esistenti). Il gas russo è calato dal 40% delle importazioni nel periodo pre-Ucraina fino alla scomparsa quasi totale nel 2025. Nello stesso tempo l’importazione di GNL è passata da poco più del 25% nel 2023 per superare quota 33% nel 2026; mentre Algeria (Transmed) e Azerbaigian (TAP) sono le spine dorsali via gasdotto: l'Algeria è rimasta il primo fornitore singolo nel 2023 con il 36%, ma ha leggermente perso quota nel tempo. L'Azerbaigian è cresciuto dal 15% al 16%, consolidandosi come secondo asse. In questo modo il rischio non è sparito, ma si è cambiato: da quello di un fornitore dominante (la Russia), al quello geografico delle rotte marittime, utilizzate dalle navi che trasportano il gas liqu…
L’Italia e l’Europa alla prova di una nuova crisi energetica
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Repubblica Economia
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