Tennis, da 1045 a numero 3 del mondo: solo uno c’è riuscito
“L'articolo racconta la straordinaria risalita di Juan Martín del Potro nel mondo del tennis dopo gravi infortuni, evidenziando la sua determinazione e abilità nel superare le avversità.”
C’è qualcosa di profondamente osceno, quasi un insulto alla statistica, nell’osservare il numero 1045 accostato al nome di un talentuoso gigante. Eppure è il febbraio del 2016 e Juan Martín del Potro, per il mondo del tennis, non è più un atleta: somiglia maggiormente ad un reperto archeologico. La classifica ATP, quel cinico tabulato che se ne sbatte della sfortuna, lo colloca in una zona grigio opaco, dove di solito gravitano onesti dopolavoristi o giovani promesse che fluttuano in autobus tra i tornei di periferia. Colpa di un polso di cristallo, che prosciuga il suo potenziale e l’ha costretto a quasi due anni di totale inattività. Ma la storia di "Delpo" non è mai stata una questione di numeri soltanto: è una faccenda di ortopedia e testardaggine.
La rinascita del "monco"
Quando si riaffaccia nel circuito a Delray Beach, l'argentino passeggia in campo con la circospezione di chi teme che un soffio di vento possa frantumargli le ossa. Dopo tre operazioni al polso sinistro, il suo gioco è mutilato. Il rovescio bimane, un tempo solido, svanisce: al suo posto appare un timido "slice" di contenimento, un colpo da circolo del tennis usato per non sentire dolore. Eppure, è qui che…
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