Referendum, affluenza in crescita: prima giornata tra segnali e tensioni
“L'articolo riporta un aumento dell'affluenza al referendum sulla giustizia, con dati che mostrano una partecipazione più forte nelle grandi città rispetto al Sud, evidenziando una frattura territoriale.”
Parte bene, meglio del previsto. Il referendum sulla giustizia apre con un dato che sfiora il 15%: alle 12 l’affluenza si attesta al 14,9%, secondo il Viminale. Nel 2020, alla stessa ora, ci si fermava al 12%. Un segnale. Non ancora una svolta, ma una base più solida del previsto.
Le grandi città tengono. Roma e Milano viaggiano sopra il 17%, allineate. Ancora più dinamiche alcune province dell’Emilia-Romagna: Bologna guida con il 21,1%, seguita da Ferrara (19,6%), Ravenna (19,5%), Reggio Emilia e Modena (entrambe al 19,3%). Qui il referendum sembra aver trovato un elettorato mobilitato, attento, presente.
Altrove, invece, la partecipazione resta fragile. Il Sud arranca: Agrigento al 7,7%, Caltanissetta 8,1%, Enna 8,5%, Vibo Valentia 8,7%, Trapani 8,9%. Una frattura territoriale netta, ormai strutturale. Nord e Centro spingono, il Mezzogiorno rallenta.
Il confronto storico aiuta a leggere il dato. Nel 2001, sul Titolo V, alle 12 votò appena il 7,8%. Nel 2006, sulla devolution, il 10,1%. Nel 2016, il referendum Renzi – però in un solo giorno – segnava già il 20,1%.
Ma il dato più interessante è un altro: rispetto al referendum del 2025, l’affluenza cresce ovunque. Picchi signifi…
