Referendum, quanti vorrei ma non posso nel Pd: meglio restare fedeli a Schlein per avere un posto in lista nel 2027
“L'articolo esplora le difficoltà e le strategie del Partito Democratico in relazione a un referendum imminente e alle prossime elezioni, evidenziando il mimetismo politico dei suoi membri. Si sottolinea la tensione tra le posizioni ufficiali e le opinioni personali dei riformisti all'interno del partito.”
L’importante è non dare nell’occhio, un po’ come il camaleonte, maestro indiscusso di mimetismo. È la vita agra dei riformisti che non vogliono complicazioni: dichiarano il loro No al referendum per non incorrere nelle sanzioni del Nazareno, voteranno Sì nella solitudine della cabina elettorale. Il revival di un celebre slogan della Democrazia Cristiana nel 1948: nel segreto dell’urna ti vede solo Dio. D’altra parte, l’incrocio è pericoloso: domenica e lunedì il referendum; esattamente tra un anno, nella primavera del ‘27, il voto alle politiche. Morale: un passo falso ora può costare salatissimo quando Elly Schlein dovrà compilare la lista degli “imbarcati”. Ergo: non facciamo sciocchezze.
Così il mimetismo a sinistra è diventato una sorta di ultimo rifugio, in Parlamento come in periferia, riguarda deputati e senatori, come consiglieri regionali e amministratori locali. Quelli che dicono No e pensano Sì: il purgatorio di chi “Adda passà ‘a nuttata”. Sono i “sopravvissuti”, una parte importante del Pd che si è dovuta adeguare ai dogmi della “nuova arrivata”, disconoscendo ciò che fino al giorno prima faceva parte del programma del partito. È già successo molte altre volte: sulla…
Referendum, Schlein: "Prossime elezioni? In qualunque momento, ci faremo trovare pronti"
AGI Generale
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