Sergio Cusani: “Quando Gardini si uccise, feci la sacca per il carcere”
“Sergio Cusani riflette sulla sua esperienza durante il processo Enimont e sulla sua scelta di assumersi le responsabilità, in un contesto storico segnato da Mani Pulite e da eventi drammatici come il suicidio di Gardini.”
Milano, 23 marzo 2026 – Nove anni fa Sergio Cusani si confrontò con Gherardo Colombo davanti a degli studenti del liceo. Vicini di casa, amici, si ritrovarono su due fronti opposti nella stagione in cui arresti e avvisi di garanzia si contavano con il pallattoliere: fu Colombo che firmò l’ordine di carcerazione di Cusani. In quell’incontro del 2017 davanti a dei giovani che non sapevano bene che cosa fosse stata Mani Pulite (l’ondata di arresti arrivata 25 anni prima che decapitò la Prima Repubblica), Cusani disse: “Ho scelto di difendermi ammettendo le mie responsabilità senza far nomi, per salvaguardare la relazione con i miei figli. Che avrebbero pensato di me se, dopo aver commesso reati, avessi cercato di salvarmi scaricando su altri le mie responsabilità?”. Ora Cusani, l’imputato del processo Enimont, è tornato a riflettere su quei giorni e sulle stagioni a venire di quest’Italia. E l’ha fatto con un libro di memorie.
Ma si è mai sentito invece capro espiatorio di una vicenda più grande di lei?
“No, non mi sento un capro espiatorio, ma, come recita il titolo del libro, il colpevole – dice Cusani –, uno dei tanti, ma che non ha rifiutato di assumersi la colpa e non ha mai i…
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