Giustizia, il nodo ignorato da Concita De Gregorio: chi controlla i magistrati?
“L'articolo analizza le affermazioni di Concita De Gregorio riguardo al controllo politico sulla magistratura, sostenendo che la sua visione è fuorviante e che le recenti riforme non compromettono l'indipendenza del Csm.”
Il dibattito sul referendum sulla giustizia continua con l’intervento di Concita De Gregorio su Repubblica, che propone una lettura netta: la politica come potere da controllare e la magistratura come argine da difendere. Ma il rapporto tra questi due poteri è davvero così semplice?
Il racconto di De Gregorio
Nel suo ragionamento, la politica viene descritta come un potere che tende a proteggere sé stesso. Il voto diventa così un modo per opporsi a chi «pretende l’impunità in nome del potere». Al contrario, la magistratura viene presentata come un contropotere necessario. Un presidio che, anche quando può commettere errori, deve comunque essere difeso. Per spiegare questa funzione, l’autrice usa un’immagine: quella delle “guardie”. E arriva a sostenere che «la magistratura nella pubblica opinione è l’equivalente di una tassa». Parallelamente, si sostiene che la politica stia cercando di aumentare la propria pressione sulla magistratura. Fino ad arrivare a «far scegliere le destinazioni e le carriere dei magistrati (…) a chi comanda».
Perché questa ricostruzione non regge
Partiamo da qui: questa ricostruzione è fuorviante. La riforma non mette il Csm alla mercé della politica. N…
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