Gli italiani dicono ‘No’, Di Gregorio: “Un voto che dice molto sugli umori del Paese. Ormai qualunque referendum viene personalizzato”
“Luigi Di Gregorio analizza l'esito del referendum, sottolineando come il voto rifletta più gli umori del Paese che il merito della riforma, e come le emozioni influenzino la partecipazione elettorale.”
Luigi Di Gregorio, docente di comunicazione politica all’Università della Tuscia e analista dei processi elettorali, dà una lettura disincantata dell’esito referendario. Tra emozioni, mobilitazione e voto “spostato”, il referendum – spiega – ha detto molto di più sugli umori del paese profondo che sul merito della riforma.
Professore, che bilancio trae dall’esito del referendum?
«Credo intanto che non si faranno più referendum costituzionali senza i due terzi, questa è la prima cosa. Mi pare evidente, a meno che non vuoi tagliare di nuovo i parlamentari, in quel caso sì. In quel caso va sempre bene, anche la Costituzione lì si può tranquillamente stravolgere. Battuta a parte – ma poi tanto battuta non è, perché sono convinto che questa cosa avverrà – il dato sorprendente è la partecipazione. È stata una mobilitazione asimmetrica e forte».
Che cosa intende per mobilitazione “asimmetrica e forte”?
«Forte perché secondo me hanno spinto bene sulle due emozioni che mobilitano più di tutte: rabbia e paura. Tu con la speranza mobiliti meno. L’equivalente positivo sarebbe l’entusiasmo, ma non puoi mobilitare con entusiasmo una riforma della giustizia, è complicato. E quindi alla fine v…
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