Mettere il rosso in frigo come atto politico
“L'articolo esplora la crescente popolarità dei vini rossi da servire freddi, evidenziando un cambiamento nelle abitudini di consumo legato al clima e alla cultura del vino.”
Aprite il frigorifero. Non per prendere qualcosa, solo per dare una controllatina. Ci sono quasi certamente una birra, salse varie ed eventuali, qualche avanzo, forse un succo. Se avete una bottiglia di vino bianco aperta è lì anche quella, ma una bottiglia intera, ancora chiusa, di rosso? Quasi sicuramente no. Non perché non vi piaccia il vino rosso, ma perché il rosso non sta in frigorifero. Lo abbiamo sempre detto così, lo abbiamo imparato così, e così lo abbiamo insegnato. Eppure qualcuno ha deciso che da quest’anno quella bottiglia ci starà, e che non sarà per forza un bianco.
Il fenomeno dei cosiddetti “chillable reds” non è nato ieri, ma nel 2026 ha smesso di essere la scelta di chi ordina vino in un locale dove le sedie sono fatte di cassette della frutta. Frappato siciliano, Gamay francese o dell’Oregon, Zweigelt austriaco, Schiava dall’Alto Adige, rossi di altura Siciliani: rossi leggeri, acidità alta, alcol intorno agli 11-12 gradi, bassa tannicità. Vini pensati per rinfrescare, per l’estate, per chi non vuole sentirsi appesantito. Vini che rispondono a un bisogno fisico prima ancora che culturale, perché il pianeta si scalda e il palato cerca freschezza anche dove stor…
"Consumatori disorientati, il vino italiano ha bisogno di certezze"
AGI EconomiaGli italiani bevono meno vino ma meglio
Che cosa scrivono i giornali internazionali sul mondo del cibo
Federvini e la «Italian way» al bere moderato e consapevole: l’80% dei consumi è a tavola
Libero Quotidiano