Giustizia

Referendum, il day after: questo No non ha difeso la giustizia ma l’immobilismo

FONTE
Secolo d Italia
Antonio Baldelli·24 marzo 2026 alle 08:04
ARTICOLO

L'articolo analizza il risultato del referendum sulla giustizia, sottolineando come la vittoria del NO rappresenti un freno alle necessarie riforme e un segnale di immobilismo politico.

Il referendum sulla giustizia è andato male. E con lui si è fermata, ancora una volta, una riforma che questa Nazione aspetta da troppo tempo. Dai tempi di Enzo Tortora. Da quando un uomo innocente insegnò all’Italia che l’ingiustizia può distruggere anche le carriere più limpide e specchiate. Si poteva fare un passo avanti ma non è accaduto.

La separazione delle carriere, dopo i rituali passaggi in Parlamento, è stata approvata e ha trovato in un primo momento, almeno stando ai sondaggi, il favore degli italiani.

Poi il dibattito si è sporcato, sono state fatte semplificazioni estreme fino alla definitiva contesa fra tifoserie avverse. Ed è lì che gli italiani hanno, forse, perso di vista il merito della riforma. Succede, quando temi complessi non riescono ad arrivare con la stessa forza con cui partono.

Ma c’è una cosa che va detta con chiarezza. Quella platea di oltre 12 milioni di italiani (46,3%) che hanno votato SÌ non è fatto di indagati, imputati o “massoni deviati”, come qualcuno ha provato a raccontare. È fatto di persone per bene. Cittadini consapevoli, che hanno fatto una scelta. Cittadini che meritano grande rispetto, esattamente come chi ha votato NO. Perché la dem…

SENTIMENTTono dell'articolo
-0.50
CriticoNeutroCostruttivo
TONOCritico
PERSONE
Enzo Tortora
COPERTURA CORRELATA
5 articoli