Nella base di Erbil: il fortino distrutto, pezzi di droni a terra e allarmi ogni giorno
“L'articolo riporta la difficile situazione della base militare italiana a Erbil, colpita da attacchi aerei e droni, e descrive le operazioni di sicurezza in corso. Viene evidenziata la presenza di soldati italiani e americani in un contesto di crescente tensione.”
CAMP SINGARA (Erbil) - “Inizio movimento” comunica alla radio il militare italiano, barba incolta e occhi stanchi dopo tre settimane di guerra, ma equipaggiamento da combattimento e pronto a tutto, a bordo di una macchina blindata. Dal comando rispondono con un secco “ricevuto”. Per entrare nell’area dell’aeroporto di internazionale di Erbil, dove si trovano la base americana e italiana, bisogna venire scortati dai nostri soldati. Alle guardiole d’entrata il personale di sicurezza curdo si ripara il più possibile. Dall’inizio della guerra, l’aeroporto è un obiettivo prioritario di missili e droni iraniani, che arrivano quasi ogni giorno. La desolazione è totale e sull’asfalto si notano i detriti delle battaglie aeree con le potenti difese Usa. Il grosso blindato Cougar, anti mine, è fermo nel mezzo del nulla. Un soldato Usa della squadra artificieri, fucile mitragliatore a tracolla, raccoglie un pezzo dell’ultimo drone intercettato e probabilmente lanciato dalle milizie sciite irachene, i giannizzeri locali di Teheran. Il cancellone grigio d’ingresso a Camp Singara, la base italiana ad Erbil, si apre lentamente, in seguito ad un veloce controllo di un militare di guardia armato fin…
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