Rogo antisemita a Londra, ora Starmer non fischietti: ecco cosa significa normalizzare l’odio
“L'articolo denuncia un attentato antisemita a Londra e critica i leader politici per la loro incapacità di affrontare seriamente il problema dell'antisemitismo, evidenziando la loro responsabilità nel legittimare tali atti di violenza.”
Nelle prime ore di lunedì 23 marzo un gruppo di terroristi ha dato fuoco alle autoambulanze di un’associazione di volontariato ebraico a Golders Green, un quartiere di Londra. Nel denunciare l’attentato antisemita, il primo ministro del Regno Unito, Sir Keir Starmer, ha fatto ricorso alla dichiarazione più trita e meno convincente: “L’antisemitismo”, ha detto il premier britannico, “non ha posto nella nostra società”.
Si tratta della formula, stolida e ipocrita, cui si affidano puntualmente i responsabili politici dei Paesi travolti dall’ondata antisemita che è andata montando sempre più pericolosamente negli ultimi mesi. Essi non hanno il coraggio di riconoscere – perché riconoscerlo significherebbe autodenunciare la propria responsabilità – che l’antisemitismo ha preso posto eccome nelle società sottoposte al loro governo. Dare semplicemente e meccanicamente la “colpa” a Keir Starmer – così come al canadese Mark Carney, al francese Emmanuel Macron o all’australiano Anthony Albanese – di questo o quell’attentato antiebraico sarebbe ovviamente ingeneroso. Ma è imperdonabile far finta che i territori della violenza contro gli ebrei non siano stati fertilizzati dalle pratiche di non…
Londra, a fuoco ambulanze comunità ebraica, la condanna di Starmer
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