"Ci siamo scoperti simpatici lavorando sull’immigrazione"
“L'intervista esplora la figura di Umberto Bossi e il suo impatto sulla politica italiana, evidenziando i rapporti complessi tra i leader del centrodestra e le dinamiche storiche che hanno plasmato il partito.”
Il trittico era quello: Berlusconi, Bossi e Fini. Nasce lì il centrodestra italiano. Oggi Gianfranco Fini è fuori dalla politica da diversi anni. Ma è una miniera di ricordi e di storia.
Presidente, mi descrive in due parole chi era Umberto Bossi? Era un rivoluzionario o era un borghese?
"Oh, certo: era un rivoluzionario. Fosse stato un borghese avrebbe assunto posizioni molto diverse quando si trovò a riscuotere un grande consenso popolare. Lui invece restò sé stesso".
Era politicamente scorretto?
"Scorrettissimo. Iconoclasta. Il suo linguaggio a volte osceno faceva parte del suo messaggio. Lei lo sa: il linguaggio è il pilastro della comunicazione, e la comunicazione è essenziale per una idea politica".
Come sono stati i suoi rapporti con lui?
"Alterni. Ci sono diversi momenti. Dalla nascita della Lega fino al 1993 il rapporto con Bossi era di totale contrapposizione. Per me lui era un avversario ma in certi momenti anche un nemico. Credo che fosse un sentimento reciproco. Erano gli anni nei quali Bossi tuonava: Mai con i fascisti! . Diceva Roma Ladrona e riversava offese nei confronti dei meridionali e dell'identità nazionale. Incomunicabilità totale tra noi".
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