Ecco la nuova dottrina della Bce sul funzionamento dei mercati. L’analisi di De Leo Kaufmann
“L'articolo discute il nuovo approccio della Banca Centrale Europea in un contesto economico in evoluzione, evidenziando la necessità di decisioni straordinarie di fronte a sfide geopolitiche e strutturali.”
Il 18 marzo 2026 non è stato, in apparenza, un giorno straordinario. La Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi invariati. Il linguaggio è rimasto disciplinato. La forma, impeccabile. Eppure, nella sostanza, quel discorso segna uno spartiacque.
Non perché abbia annunciato una nuova politica. Ma perché ha reso evidente che il mondo in cui quella politica opera è cambiato in modo irreversibile. Per oltre un decennio, il dibattito macroeconomico è stato dominato da una tesi potente: quella della stagnazione secolare proposta in un articolo di 10 anni fa di Larry Summers pubblicato da Foreign Affairs (Marzo/Aprile 2016).
Crescita debole. Domanda insufficiente. Tassi strutturalmente bassi. Eccesso di risparmio rispetto alle opportunità di investimento.
Quella diagnosi ha plasmato le politiche e le aspettative.
Oggi, a differenza del passato, i segnali che emergono vanno in una direzione diversa—e, per certi versi, opposta.
Non stiamo entrando in una fase di stagnazione.
Stiamo entrando in una fase di tensione tra vincoli e accelerazione.
Una fase in cui:
• gli shock geopolitici comprimono l’offerta
• l’energia diventa il fattore limitante
• e, simultaneamente, l’intelligenz…
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