Consiglio europeo, la sfida di Draghi è stata già dimenticata
“L'articolo analizza le conclusioni del Consiglio europeo, evidenziando l'assenza di una strategia di investimenti per la competitività, contrariamente alle raccomandazioni di Mario Draghi. Si sottolinea un arretramento dell'agenda economica europea in favore di questioni di politica estera e difesa.”
Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 18 e 19 marzo 2026, la competitività occupa uno spazio limitato: meno di dieci punti, contro oltre cinquanta dedicati a politica estera e difesa. Una scelta comprensibile alla luce delle tensioni internazionali, ma che segnala anche un arretramento dell’agenda economica. A uno sguardo più attento, emerge come l’azione delineata dai leader europei si concentri soprattutto sul rafforzamento del mercato unico. L’obiettivo “One Europe, One Market”, da completare entro il 2027, punta su strumenti già noti: armonizzazione delle regole, riduzione degli oneri amministrativi, digitalizzazione e introduzione di un possibile “28° regime” per le imprese. Si tratta, in larga parte, dell’attuazione delle indicazioni contenute nel rapporto di Enrico Letta.
Assente, invece, è qualsiasi riferimento esplicito a una strategia di investimenti comuni per la competitività, che Mario Draghi nel suo Rapporto aveva definito una “sfida esistenziale ed urgentissima”, avvertendo che senza interventi l’Europa rischia “una lenta agonia”. Il suo rapporto individua quattro priorità: colmare il divario di innovazione rispetto a Stati Uniti e Cina, fare della transizione…
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