Confessioni post-referendarie di un militante malinconico
“L'articolo offre una riflessione nostalgica e critica sulla militanza politica e il ruolo dei media nel contesto delle elezioni passate in Italia.”
Nel 2003, nel giorno in cui si votava per non ricordo quale tornata elettorale, scrissi un corsivetto di poche righe su un blog che ormai non esiste più (l’avevo chiamato Ciccio, non tanto perché fosse il diminutivo di Francesco, quanto per poterci mettere l’immagine di Charlie Brown intento a scrivere sul diario, che mi pareva perfetta), su una piattaforma che non esiste più neanch’essa (si chiamava il Cannocchiale), associata al giornale in cui avevo appena cominciato a lavorare (il Riformista, nel frattempo scomparso e poi ricomparso, diretto ora da Claudio Velardi, che ne era allora l’editore).
Il testo, che poi, come quasi tutto quel che mi capita d’inventare, avrei riutilizzato, riciclato, rimodulato infinite volte e in infinite variazioni, peggiorandolo sempre, fino a non poterne più, è ormai irrecuperabile in rete, almeno per me, ma doveva essere più o meno il seguente (il riferimento al Consiglio degli Ulema, oggi probabilmente incomprensibile alla maggior parte dei lettori, è un lascito di tutto il dibattito dell’epoca sulla guerra in Iraq).
In questo momento si sono appena chiuse le urne, ma il bello di lavorare in un giornale è che sai sempre tutto prima di tutti. C’è…

