C’è il tempo per virare il No referendario a rinascita della politica?
“L'articolo critica le manovre politiche attorno al referendum e mette in discussione le leadership dei partiti coinvolti, evidenziando le tensioni interne e le strategie di manipolazione.”
Mentre la maratona di Enrico Mentana accompagnava l’inarrestabile cavalcata del NO al referendum Nordio-Meloni, il solito avvelenatore di pozzi, il cardinale di Curia Paolo Mieli proseguiva nella sua opera – sorrisetto mellifluo d’ordinanza – da guastatore di qualsivoglia ipotesi stato nascente di fuoriuscita dallo stagno maleodorante dove galleggia la politica. L’ennesimo sgambetto a chi oserebbe disturbare il presente immobile del club a cui il cardinal Mieli si è iscritto da quando ha capito come “va il mondo”, abbandonando chioma e spiriti sessantottardi: l’ordine partitocratico, al cui servizio opera come membro esterno della cosiddetta Casta.
Ecco – dunque – il Mieli novello Iago shakespeariano, manipolatore e consigliere infido, premurarsi di gettare il seme della discordia nel campo (più fatiscente che largo) del lasco coordinamento tra i partiti del NO. Sicché l’invito di Giuseppe Conte, in pieno spoglio referendario, a programmare un percorso per l’appuntamento elettorale 2027 veniva inficiato dall’apparente automatismo tecnico della consacrazione a leader dello schieramento vincente di Elly Schlein; in quanto segretario del Pd, presunta corazzata del fronte progressista…

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