Veneto, la riforma della giustizia è stato un test per il governo regionale
“L'articolo discute il risultato del referendum sulla riforma della giustizia in Veneto, evidenziando il consenso locale rispetto alla contrarietà nazionale e le implicazioni politiche di questo divario.”
La riforma portava il nome di un veneto. Carlo Nordio, trevigiano, ministro della Giustizia, aveva fatto della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri la bandiera della sua azione di governo. Il Veneto gli ha dato ragione con un consenso che non ha eguali nel resto del Paese: 58,4 per cento di Sì, la percentuale più alta d’Italia. Ma il Paese ha detto No, e quel 53,7 per cento nazionale trasforma la trincea più forte della riforma in una posizione isolata.
Per la giunta regionale di Alberto Stefani, insediatasi da pochi mesi, il risultato referendario produce un paradosso politico che non è facile da gestire. Da un lato, il presidente può rivendicare un territorio compatto e mobilitato: l’affluenza veneta ha superato il 63 per cento, e la stragrande maggioranza delle province ha votato Sì con percentuali bulgare. Dall’altro, governa una regione che si trova in controtendenza con la volontà espressa dalla maggioranza degli italiani. Ma c’è anche un terzo lato: l’allineamento forte che unisce il Veneto, alla Lombardia, al Friuli Venezia Giulia costruendo un nuovo fronte del nord.
Stefani, commentando a caldo, ha scelto toni rigorosamente istituzionali, con una p…
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AGI Politica
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