I sondaggi, la politica, e il peso delle emozioni nel voto
“L'articolo esplora come le emozioni influenzano il voto e critica i sondaggi per non aver colto fenomeni significativi come l'alta affluenza e il margine di vittoria del No.”
Qual è la ragione per cui ai sondaggisti sono sfuggiti due fenomeni fondamentali: l’alta affluenza alle urne (fino a l’altro ieri si parlava di circa metà della popolazione che non avrebbe votato in eventuali elezioni. Quindi c’era l’ipotesi di un’ulteriore depoliticizzazione, tanto che per stimare il risultato si è fatto largo ricorso alle due ipotesi di alta o bassa affluenza) e anche l’ampio margine di vittoria del No (fino a pochi attimi prima dei risultati ufficiali c’era l’ipotesi che potesse vincere sia l’uno che l’altro, con quasi le stesse probabilità statistiche)?
Due macro-errori che però errori, a vedere fino in fondo le cose, non sono. A capirli fino in fondo ci sarebbe bisogno di vedere “Eddington”, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix (HBO), ma non posso parlarne qui se non per dire come la connessione, stratificazione e sovrapposizione di più livelli di giudizio (morale, antropologico, tribale), compongano oggi la psiche politica del Paese (da noi meno intensa, ma della stessa natura di quella americana). I sondaggi non potevano sondare le acque profonde, perciò i risultati rispecchiano la superficie, e la superficie inganna talvolta.
Usciamo però da questa si…
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Il Messaggero Politica