Immigrazione

Le frontiere invisibili come un’apocalisse: i confini rivelano i nostri volti reali

FONTE
Il Fatto Quotidiano
Mauro Armanino·22 marzo 2026 alle 04:27
ARTICOLO

L'articolo esplora il concetto di frontiere come rivelatori delle identità e delle esclusioni sociali, mettendo in luce le dinamiche delle migrazioni e il controllo sociale.

Dipendono dall’abito che si porta perché esso, malgrado tutto, fa il monaco. Dipendono ancora e soprattutto dal colore della pelle e i tratti somatici. Dipendono dai documenti che si possiedono o da quelli abbandonati nel viaggio. Dipendono dalle circostanze favorevoli o meno del destino. Dipendono da dove ci si trova e in quale momento, giusto o sbagliato. Dipende dalla classe sociale alla quale si presume si appartenga. Dipende dalla direzione del viaggio. Dipendono, molto banalmente, dall’attenzione e la buona volontà di chi si trova a decidere. Dipende dalla differenza, sempre labile, tra i meritevoli di fiducia e gli impraticabili. Dipende, infine, dai nuovi strumenti di controllo, programmati per eluderer la coscienza umana. Le frontiere delle frontiere sono senza nome.

Sono, le frontiere, uno degli specchi del nostro tempo. Come le migrazioni, le carceri, gli ospedali, le case di riposo e i gabinetti pubblici. Si tratta di autentiche ‘apocalissi’ perché rivelano i nostri volti reali troppo spesso resi irriconoscibili dal costoso e sofisticato uso di cosmetici. Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei. Le apocallissi quotidiane ci mostrano, in tutta evidenza, il volto che abbiamo…

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