La conferenza di Belém ha scelto la strada della continuità e dell’implementazione
“L'articolo analizza l'importanza della conferenza COP30 di Belém e le conseguenze del ritiro degli Stati Uniti, evidenziando le sfide e le opportunità nella lotta contro i cambiamenti climatici.”
Qual è stato il 2025 dell’ambiente? Non un anno interamente incentrato sulla COP30 di Belém, in Brasile, ma certamente segnato da quella conferenza sullo sfondo. Soprattutto dopo l’annuncio, arrivato subito dopo l’insediamento di Trump nel gennaio 2025, del ritiro degli Stati Uniti dalla partecipazione alle COP. Va ricordato, tuttavia, che Washington non è uscita dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: in parte perché l’adesione fu ratificata dal Congresso e dunque non è sufficiente un decreto presidenziale per modificarla, anche se al momento Trump può contare su una maggioranza sia alla Camera sia al Senato; in parte perché, nel mosaico statunitense, molti Stati – forti di budget rilevanti e indipendenti da quelli federali – restano all’avanguardia mondiale nelle politiche ambientali e nella transizione energetica. Infine, perché Trump è essenzialmente un pragmatico: sa che la doppia spinta alla transizione, digitale ed energetica, negli Stati Uniti coinvolge aziende dai fatturati miliardari impegnate – per convinzione o per convenienza – negli obiettivi ambientali.
Il risultato è stato dunque un anno di alti e bassi, trascorso in attesa della COP…
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