Il prezzo della libertà, l’ingiustizia del fine vita. Se morire con dignità è un lusso per pochi
“L'articolo esplora le storie di due donne malate terminali, evidenziando le disuguaglianze nell'accesso al fine vita e le difficoltà legate al suicidio assistito in Italia.”
Ciò che unisce Sibilla Barbieri, attrice e produttrice cinematografica, e Anna Scalera, sarta in pensione di Garbatella, dice bene la voce lucida e potente che ce ne ha restituito le storie, in fin dei conti è solo “Il prezzo della libertà“. Fin dal titolo, dunque, il libro di Valentina Petrini, giornalista televisiva di “Nemo“, “Piazzapulita“, “Cartabianca“ e molto altro, ci sottopone la verità inconfutabile di cui è protagonista il suo libro edito da Solferino. Questione spinosa, visto che la libertà in questione è quella di morire, e il cui prezzo, come molte cose in occidente, non è affatto uguale per tutti. Così Petrini ha scelto di far parlare due donne, due malate terminali, che più diverse non potrebbero essere.
La prima è benestante e ha avuto una vita felice. Poi, soprattutto, ha i soldi e le forze per intraprendere una battaglia legale volta a porre fine alla sua vita segnata da una malattia incurabile con cui ha lottato con tutte le forze per dieci lunghi anni. La seconda, Anna Scalera, dalla vita ha avuto l’impossibilità di studiare e una pensione da 700 e rotti euro con cui tirare avanti, finché c’è la salute. Solo che per entrambe, a un certo punto, la salute se n’è…
Libera e il tempo negato: due anni per esercitare un diritto. Il suo caso riapre il vuoto della politica sul fine vita
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