Magistratura batte politica: tra Gratteri e Delmastro gli elettori hanno scelto il primo
“L'articolo analizza l'esito del referendum sulla magistratura, evidenziando la preferenza degli elettori per la magistratura rispetto al ceto politico, e mette in guardia sulle future riforme costituzionali che potrebbero indebolire ulteriormente l'autonomia della magistratura.”
Per fortuna, la maggior parte dei votanti al referendum costituzionale sulla magistratura ha preso sul serio l’ammissione del ministro proponente (Carlo Nordio) fissata nel suo libro (Una nuova giustizia, pagg. 122-123), ovvero che il fine autentico della riforma (scampata) consisteva nel “mettere in riga” la magistratura, accusata di intralciare l’azione politica di qualsiasi maggioranza di governo: infatti (scrive il ministro) “si sa benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all’invadenza delle Procure”.
In effetti, quello di domenica scorsa è stato un voto inteso a scegliere tra “ceto politico” e “magistratura”. Sono in parte tornati al voto gli sfiduciati dell’attuale politica (e delle attuali discipline elettorali). La comunità si è espressa a maggioranza nel senso di preferire la magistratura, che pure non sarà “perfetta” ma è di gran lunga migliore rispetto al ceto politico. La maggioranza dei votanti non ha esitato: tra Gratteri e Delmastro ha scelto il primo.
Del resto, era chiaro, già in corso di approvazione (rapida e “risoluta”) della legge di revisione costituzionale, che il fine sostanziale della riforma consisteva nel progressivo indeb…
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