Trattativa Poste-Tim: senza rete, ma con una base clienti rilevante. Il prezzo resta una criticità
“L'articolo analizza l'offerta pubblica di acquisto di Poste Italiane su Tim, evidenziando le sfide legate alla valutazione dell'asset e le potenziali sinergie tra le due aziende.”
Poste Italiane prova a prendersi Tim, ma questa volta senza la rete. Ed è un dettaglio tutt’altro che marginale. L’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) lanciata dal gruppo guidato da Matteo Del Fante vale 10,8 miliardi di euro, mista tra contanti e azioni, e punta a costruire un grande polo integrato tra telecomunicazioni, servizi finanziari e digitale. A differenza di quanto accadeva in passato, l’asset più strategico – la rete fissa – oggi è fuori dal perimetro di Tim, dopo la cessione a un consorzio guidato da Kkr con la presenza di Cassa Depositi e Prestiti. È da qui che bisogna partire per capire davvero il senso dell’operazione.
Operazione
Tim, oggi, è una società dei servizi. Ha clienti, piattaforme, competenze industriali e una presenza forte nel mobile e nel segmento enterprise. Ma non controlla più l’infrastruttura. Questo significa che l’operazione di Poste non è un ritorno dello Stato nella rete, ma un tentativo di costruire un campione nazionale dei servizi digitali, sfruttando le possibili sinergie tra due grandi basi clienti e due modelli di business complementari. L’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha scelto parole misurate: “Sarà il merca…
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