Paradosso idrogeno. Un miraggio nell’Italia a secco di stazioni
“L'articolo analizza il paradosso dell'idrogeno come alternativa al petrolio, evidenziando la scarsità di stazioni di ricarica in Italia e il costo elevato delle auto a idrogeno. Si sottolinea la necessità di un cambiamento verso l'indipendenza energetica.”
Leo Turrini
Ovviamente non c’era bisogno della guerra in Iran e dintorni per comprendere quanto il petrolio possa drammaticamente incidere sulle nostre vite. E al di là delle soluzioni tecnicamente disponibili (e convenienti, magari!), beh, non c’è dubbio che chi usa l’automobile nella quotidianità sia costretto a pagare (in tutti i sensi) un prezzo. Molto caro.
Segue domanda. Elettrico a parte, di cui si è parlato tantissimo, sono disponibili sul mercato vetture “sottratte” al ricatto dell’oro nero?
Risposta. Che ne direste dell’idrogeno? Volendo, ci sono due modelli. La Hyundai Nexo, con autonomia dichiarata fino a 826 km e un prezzo che si aggira intorno ai 69.000 euro. E poi la Toyota Mirai, con autonomia sui 600 chilometri e grosso modo 66mila euro da sborsare.
Ma come funzionano le auto a idrogeno? La Toyota Mirai è la prima vettura con questa tecnologia a essere prodotta in serie. È spinta da una pila a combustibile (fuel cell), con l’idrogeno dalle bombole a 700 bar (riempibili in pochi minuti) che si accoppia all’ossigeno generando il flusso di corrente che alimenta il motore elettrico. E dagli scarichi esce solo acqua.
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