L'ultimo ricordo di mio papà. Mi disse: diventerai qualcuno
“L'articolo racconta il ricordo di un padre scomparso prematuramente e l'impatto emotivo che ha avuto sulla vita del narratore, evidenziando la disciplina e il clima familiare rigido.”
Ovviamente perfino io ho avuto un padre. Si chiamava Angelo e quando morì aveva 43 anni e io solamente sei, eppure non mi sono scordato di lui.
Ho la casa piena di fotografie ingiallite e ogni volta, spesso, le guardo e provo un vuoto allo stomaco, sento l'esigenza di inghiottire la saliva. Papà era un uomo apparentemente burbero, in realtà era dolce sia con noi ragazzi sia con mia madre. La nostra era una famiglia tipicamente borghese. Era di rigore studiare, comportarsi bene a tavola e andare a letto presto la sera. Raramente c'era qualcosa da festeggiare. Il clima nel nostro appartamento abbastanza di lusso era piuttosto tetro e quando andava in onda il giornale radio era obbligatorio il massimo silenzio.
La domenica, dopo la regolamentare messa, nella buona stagione il babbo radunava i figli, due maschi e una femmina e per noi era una festa perché ci conduceva a spasso sulle mura di Bergamo. A coronamento della gita immancabilmente nostro padre ci offriva un gelatino.
A tavola era vietato parlare masticando, in caso contrario volava uno schiaffone.
Diciamo che il clima nella mia famiglia non era festoso e la disciplina era di rigore.
Tutto questo durò poco tempo perché al…
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