Perché Poste vuole comprare Tim? I 3 veri motivi dietro l’operazione da 10,8 miliardi
“L'articolo analizza l'operazione di acquisto di Tim da parte di Poste, evidenziando le motivazioni politiche e industriali dietro l'iniziativa, che mira a creare un grande attore nel settore delle telecomunicazioni in Italia.”
L’Opas da 10,8 miliardi annunciata da Poste su Tim non è solo un’operazione finanziaria: è un manifesto politico-industriale, con tanto di timbro dello Stato. Perché dietro le quinte, neanche troppo nascoste, c’è il Ministero dell’Economia, azionista di riferimento di Poste, affiancato dalla Cassa Depositi e Prestiti. Per la serie: quando il mercato si complica, l’Italia risponde con un grande classico: la mano pubblica che rimette ordine, o almeno prova a farlo.
L’idea è ambiziosa: creare un “campione nazionale” delle reti e dei servizi, una piattaforma integrata da quasi 27 miliardi di ricavi, 4,8 miliardi di margine netto e oltre 150 mila dipendenti diventando di fatto il più grande datore di lavoro in Italia. Un gigante. Ma si sa, in Italia i giganti spesso hanno piedi d’argilla e una burocrazia che pesa più del bilancio.
Perché Poste punta a Tim: la strategia di Matteo Del Fante
Il prezzo, fra scambio azionario e quota in contante valorizza 0,635 euro ogni azione Tim. Il premio del 9% rispetto alla chiusura di venerdì. Quanto basta per accendere l’attenzione senza scatenare l’entusiasmo. Una via di mezzo che ora aspetta il giudizio del mercato: generosa, ma non troppo. Conv…
Poste-Tim, le ragioni di un’operazione che conviene all’Italia. Parla Bassanini
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