Poste-Tim, le ragioni di un’operazione che conviene all’Italia. Parla Bassanini
“L'operazione di Poste per acquisire Tim rappresenta un passo verso il consolidamento delle telecomunicazioni in Italia, con potenziali benefici economici e strategici per il Paese.”
L’operazione con cui Poste mira a inglobare Tim, dando vita a quel campione nazionale delle infrastrutture digitali e della telefonia e primo vagito di un consolidamento del settore delle telecomunicazioni che sia in Europa (oltre 100 operatori mobili), sia in Italia per troppo tempo rimandato, finendo con il comprimere ricavi e margini delle stesse telco, ha una chiara valenza strategica. Dare anima e vita a una newco dalla capitalizzazione superiore a 30 miliardi per quasi 27 miliardi di ricavi. Ovviamente a patto che l’Offerta di pubblico acquisto e scambio permetta a Poste di raggiungere il 66,67% del capitale di Tim, che verrà delistata da Piazza Affari a conclusione dell’aggregazione.
L’ultima parola, si sa, spetterà al mercato (la Borsa, finora, ha mandato segnali contrastanti). Ma la filosofia dell’operazione architettata dal ceo di Poste, Matteo Del Fante è chiara: a tre decenni dalla privatizzazione dell’allora Telecom, lo Stato tornerebbe padrone di una compagnia telefonica, con la possibilità di presidiare un’infrastruttura tra le più strategiche e critiche del Paese. Succede, giova ricordarlo, un po’ in tutta Europa. In Francia, lo Stato ha un piede nella telefonia co…
Perché Poste vuole comprare Tim? I 3 veri motivi dietro l’operazione da 10,8 miliardi
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