Referendum, la democrazia non è morta ma ha un problema: non riusciamo più a riformare
“L'articolo discute il ritorno alla partecipazione politica in Italia, evidenziando come i giovani stiano rispondendo a questioni concrete piuttosto che a ideologie partitiche. Nonostante la crisi della democrazia, i dati del recente referendum mostrano un aumento significativo dell'affluenza.”
Ho scritto un libro qualche mese fa intitolato “Chi ha ucciso la politica – Quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?”, per anni abbiamo letto la crisi della partecipazione come il segnale più evidente di una democrazia che si stava svuotando. Astensione in crescita, sfiducia nei partiti, distanza sempre più marcata tra cittadini e istituzioni. Un quadro che sembrava ormai consolidato.
Poi arrivano i dati dell’ultimo referendum costituzionale e quel quadro, più che smentito, viene complicato. L’affluenza sfiora il 60%. È un dato alto, soprattutto se confrontato con le europee. Ma il punto non è solo quanto si è votato, ma chi è tornato a votare. Parliamo di oltre 25 milioni di persone che alle europee avevano scelto l’astensione. Un terzo di quel bacino, circa 8 milioni e mezzo, è rientrato. Questo da solo basterebbe a dire che la partecipazione non è un tema morto, ma la faremmo fin troppo semplice.
Dentro questo ritorno c’è un dato ancora più netto: quello dei giovani. La Gen Z passa dal 45% al 67% di affluenza. Non è un’oscillazione fisiologica, è uno spostamento politico. E dice una cosa abbastanza chiara: i giovani non rifiutano la partecipazione, rifiutano ce…
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