Il pm epuratore Poniz imbarazza pure l'Anm. "Parla a titolo personale"
“L'articolo analizza le reazioni di magistrati di spicco, come Francesco Agnino e Luca Poniz, dopo il referendum sulla giustizia, evidenziando le tensioni e le richieste di epurazione all'interno della magistratura italiana.”
La giustizia dei vincitori è sempre un po' sommaria, e i magistrati non hanno fatto eccezione. Le prime ore del dopo voto hanno visto richieste esplicite di regolamenti di conti ai danni di chi aveva osato schierarsi per il Sì alla riforma della giustizia. Smaltiti gli spritz del post referendum gli ultrà che avevano chiesto pubblicamente la testa degli avversari si sono ritrovati sempre più isolati, e ieri arrivano esplicite prese di distanza anche dall'interno della magistratura. Ma le uscite di due personaggi di peso dentro l'Associazione nazionale magistrati come Francesco Agnino, giudice di Cassazione, e Luca Poniz, procuratore generale a Milano, raccontano bene come la netta vittoria del No abbia dato fiato all'ala "dura" delle correnti, decisa a utilizzare l'esito del referendum per cambiare i rapporti di forza dentro la magistratura e nei rapporti con la politica.
Agnino ha lanciato la sua invettiva contro i sostenitori del Sì, accusandoli di analfabetismo lessicale e giuridico, dalla sua stanza all'Ufficio Massimario della Cassazione: un ufficio che è da sempre trampolino di lancio per le carriere. E Agnino, attivista della corrente di sinistra Area, 52 anni, ha sicuramen…
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