Il referendum e l’inevasa disputa tra cittadino e Costituzione. La riflessione di Ippolito
“L'articolo discute l'esito negativo del referendum sulla riforma della giustizia, evidenziando come la campagna elettorale si sia trasformata in uno scontro politico tra il governo e le opposizioni, distogliendo l'attenzione dal merito delle riforme proposte.”
L’esito del referendum confermativo del 22 e 23 marzo 2026 ha consegnato all’Italia un verdetto inequivocabile: con il 53,23% di voti contrari, la “riforma Meloni-Nordio” è stata ufficialmente respinta. Questo risultato non rappresenta soltanto una battuta d’arresto tecnica, ma segna un pesante impasse all’istanza riformatrice del governo, arenando un progetto che mirava a riscrivere l’architettura giudiziaria italiana attraverso la separazione delle carriere e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare.
La vittoria del “No” cristallizza lo status quo, confermando l’attuale assetto della magistratura e bloccando quel processo di modernizzazione istituzionale che l’esecutivo considerava prioritario per la tenuta del Paese.
La campagna elettorale, tuttavia, ha deviato profondamente dal merito tecnico della revisione costituzionale. Lo scontro si è trasformato, in modo erroneo e strumentale, in un duello frontale tra Giorgia Meloni e la Costituzione. Le opposizioni, guidate da Elly Schlein e Giuseppe Conte, hanno cavalcato la narrazione della “difesa della Carta” contro un presunto stravolgimento autoritario, trasformando il voto in un test politico sulla figura della premier. Come…
Il referendum tradito e la vittoria dello scontro politico sul testo della riforma
La Stampa Politica

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