Il referendum tradito e la vittoria dello scontro politico sul testo della riforma
“L'articolo analizza il risultato del referendum sulla riforma della giustizia, evidenziando come il voto sia stato influenzato da dinamiche politiche piuttosto che dal merito del testo proposto.”
Perché ha vinto il No e noi, assertori della separazione delle carriere fin dai tempi del processo Tortora, abbiamo aggiunto una nuova cicatrice al nostro sfortunato medagliere? Individuo i due motivi principali, a mio giudizio. Il primo: non si è votato sul testo della legge, ma sul cosiddetto contesto, a sinistra come a destra.
A sinistra, il partito dei magistrati – il più spregiudicato e vorace – e il campo largo Pd-M5S hanno chiesto ai propri elettori di sconfiggere il governo di destra. Hanno puntato sul progetto meloniano di stringere i nodi del sistema in chiave orbaniana, leggendo questa riforma come l’anticamera di altre, più pericolose: in particolare il premierato, considerato l’architrave dell’autocrazia futura.
Come qualcuno saprà, anch’io sono convinto che il premierato, se venisse introdotto, darebbe il colpo finale alla già scarsa autonomia del Parlamento, attribuendo al presidente del Consiglio poteri senza precedenti e senza reali contrappesi. Ma questa riforma dell’ordinamento giudiziario non era in alcun modo riconducibile a quel progetto – anzi, rafforzando insieme magistratura e avvocatura, ne sarebbe stata il contravveleno.
La magistratura militante e l…
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