Giustizia

Le ragioni del SÌ spiegate dai leader del NO

FONTE
Il Giornale
[email protected] (Felice Manti)·22 marzo 2026 alle 11:00
ARTICOLO

L'articolo analizza le contraddizioni tra le posizioni di alcuni leader politici riguardo alla riforma della magistratura, evidenziando le critiche verso l'autogoverno della magistratura e le sue degenerazioni storiche.

Dicono No ma pensano Sì. I migliori testimonial della riforma che prevede separazione delle carriere, due Csm per pm e giudici e Alta Corte disciplinare sono quelli che fino a ieri si battevano il petto in tv a dire che era la cosa giusta da fare di fronte a un autogoverno della magistratura che agisce in autotutela e protegge il Sistema denunciato da Luca Palamara.

La degenerazione correntizia e dei gip spalmati sui pm risale già a Mani Pulite e al carteggio tra Antonio Di Pietro (oggi per il "Sì") e Italo Ghitti, gip "preferito" dalla procura. In due biglietti del caso Eni-Montedison datati gennaio 1994 c'era scritto: "Appunto per Italo: Riservatamente e a titolo personale ti anticipo perché M. dovrebbe andare dentro al più presto". Firmato Di Pietro. Risposta di Ghitti: "Trova un altro capo di imputazione perché il falso in bilancio è già stato contestato". Poi Ghitti è finito al Csm.

Nel 2009 è uscito il libro Il caso Genchi di Edoardo Montolli sulla storia dell'ex supersbirro Gioacchino Genchi, esperto in intercettazioni, e della magistratura che ha fatto guerra allo storico collaboratore di Giovanni Falcone, tra cui illustri testimonial del "No" come Nello Rossi e Giuseppe…

SENTIMENTTono dell'articolo
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TONOCritico
PERSONE
Luca Palamara
Antonio Di Pietro
Italo Ghitti
Edoardo Montolli
Gioacchino Genchi
Nello Rossi
Giuseppe Cascini
Marco Travaglio
Peter Gomez
ENTI E ISTITUZIONI
Csm
Palazzo dei Marescialli
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