Basta perbenismo: Schettini ha dimostrato che si può essere docenti senza essere per forza martiri rassegnati
“L'articolo analizza il caso del professor Vincenzo Schettini, evidenziando come il successo di un docente possa generare indignazione sociale e discutendo l'importanza della meritocrazia e del riconoscimento del valore culturale degli insegnanti.”
di Francesco Nicolaci
Mentre la fisica ci insegna che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, la cronaca italiana ci dimostra che ad ogni successo individuale corrisponde un’ondata di indignazione mediatica proporzionale all’invidia sociale generata. Il “caso” del professor Vincenzo Schettini è l’ennesimo capitolo di logica equina (Leo Strauss docet) che non cerca la verità, ma la doxa superficiale consacrata in falso storico.
Il paralogismo su cui poggia l’intera impalcatura accusatoria è elementare quanto fallace: se un docente ha successo fuori dalle mura scolastiche, allora sta mercificando l’istruzione o, peggio, ricattando i propri discenti. È il rovesciamento del sensatamente reale.
Prendiamo il paradosso del docente-musicista. Se un insegnante di educazione musicale – classe AM30 (ex A030) – alle medie, è anche un concertista affermato che riempie i teatri e vende i propri album, che genera milioni di visualizzazioni sul canale youtube con clip strumentali e lezioni di storia musicale, la società vi riconosce un’eccellenza meritocratica e culturale che nobilita l’istituzione e l’istruzione. Nessuno griderebbe allo scandalo se quel docente invitasse i…
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