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La telefonata dell’amico di Trump per far espellere la sua ex, parla Paolo Zampolli: «Da me solo consigli». La risposta al New York Times

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Giovanni Ruggiero·21 marzo 2026 alle 11:01
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Paolo Zampolli respinge le accuse del New York Times riguardo a un presunto favoritismo per l'espulsione della sua ex moglie dagli Stati Uniti, definendo l'articolo come un attacco politico. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha confermato che l'espulsione è avvenuta per motivi legali e non per favoritismi.

Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump in giro per il mondo e soprattutto l’Italia, ha respinto le accuse pubblicate dal New York Times secondo cui avrebbe fatto leva sulle proprie relazioni istituzionali per ottenere l’espulsione dagli Stati Uniti della sua ex moglie, la brasiliana Amanda Ungaro, presa in custodia dall’Ice e successivamente deportata. In un messaggio da Milano affidato a lasicilia.it, l’imprenditore ha ammesso la telefonata ma negato qualsiasi richiesta di favoritismi: «Non ho mai chiesto favori ai miei colleghi. Le mie richieste erano unicamente volte a comprendere la situazione, e qualsiasi consiglio che ho sollecitato riguardava esclusivamente la sicurezza di mio figlio».

A suo dire, la posizione legale dell’ex moglie, con un mandato d’arresto pendente, un procedimento penale in corso e un’indagine parallela in Brasile, giustificava le decisioni delle autorità. Il Dipartimento della Sicurezza interna statunitense ha definito «falsa» l’ipotesi di un allontanamento dettato da favoritismi politici, precisando che il rimpatrio è avvenuto per un visto scaduto e per gravi accuse di frode.

Le accuse del New York Times a Zampolli e la risposta

Zampolli no…

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Donald Trump
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